Basics
Il problema dello smaltimento dei rifiuti è uno dei maggiori della nostra epoca. La tematica è oggetto di una recente legislazione a livello europeo e nazionale e tuttavia, malgrado l’impegno legislativo che ha fissato limiti e livelli raggiungibili, alcune aree continuano a essere bersagliate da questo problema per l’incapacità evidente delle amministrazioni di trovare soluzioni gestionali risolutive. L'apertura di nuove discariche - magari in cave dismesse - e la costruzione di impianti inceneritori sono spesso prospettati come interventi indispensabili e urgenti. Questo tipo di intervento solleva però delle questioni inerenti la salute pubblica, il danneggiamento o l'impoverimento di alcune risorse naturali, le tecnologie collegate alla fabbricazione degli imballaggi e la scelta di modelli di sviluppo con un maggiore o minore impatto ambientale.
Ci troviamo pertanto di fronte a un’emergenza continua di alcune zone e, in seconda istanza, a problemi di recupero di aree contaminate da rifiuti industriali di difficile soluzione. Il dibattito continua a interrogarsi su quali siano le strade migliori da seguire per il trattamento dei rifiuti.
Info cards
In Italia il 45% dei rifiuti prodotti finisce in discarica, l'11% viene incenerito, il 3% trasformato in ecoballe, il 22% trattato a freddo, il 7% circa trasformato in compost, 10% altre forme di recupero (dati 2008).
Il riuso è la condizione per cui un oggetto cessa di essere un rifiuto grazie ad un mercato o una domanda che lo rimette in circolazione. Esistono delle garanzie per gli oggetti portati al riutilizzo che soddisfano requisiti tecnici, scopi specifici e il rispetto della normativa esistente. Esempi sono gli abiti, i giocattoli, i casalinghi, gli apparecchi elettrici o industriali.
È possibile riciclare carta, vetro, plastica, metalli. Dalla lavorazione di rifiuti (meglio definiti come “scarti”) realizzati con questi materiali si ottengono nuovamente materie prime (dette per questo “materie prime seconde”) utilizzabili per produrre nuovi e diversi oggetti. Tale sistema permette un risparmio di materie prime, che altrimenti dovrebbero essere estratte e lavorate, creando durante il processo molto inquinamento.
Con il termine “differenziare” si intente un tipo particolare di raccolta tale per cui un tipo particolare di rifiuto (es: vetro, plastica, organico, carta...) è tenuto separato in base al tipo e alla sua natura al fine di facilitarne un futuro trattamento specifico.
Il vero trattamento a freddo è la differenziata, oppure la preselezione dei materiali. In generale prevede che una volta separati e differenziati, i materiali siano avviati a riciclo, cioè trasformati in nuove materie prime (dette per questo “materie prime seconde”). Tale sistema permette un risparmio di preziosa materia prima.
L’incenerimento consiste nella combustione ad alte temperature di rifiuti. Il quantitativo di ceneri prodotte da un inceneritore è dal 25 al 30% rispetto ai rifiuti bruciati. Il quantitativo netto di energia prodotta è del 23%. Per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce 650 Kg di acqua da depurare, 280-300 Kg di ceneri solide (di cui 50 Kg di ceneri volatili molto tossiche), 25 Kg di gesso.
Il principale problema delle discariche è la produzione di percolato (liquami) e l'emissione di biogas (metano) spesso maleodoranti, dovuti alla decomposizione della frazione organica. Entrambi i problemi possono essere risolti rimuovendo la frazione organica mediante raccolta differenziata o trattando precedentemente i rifiuti. Di solito le discariche sono collocate nelle ex cave. Riempire infatti un grande buco con rifiuti è molto redditizio.
In Italia lo smaltimento in discarica è quello più utilizzato, anche se registra una lieve flessione.
Portiamo in discarica (dato 2005) 17 milioni di tonnellate di rifiuti urbani che corrispondono al 45% dei rifiuti prodotti. Il costo per ogni tonnellata è da 150 a 250 Euro a tonnellata, dipendente da regione a regione.
L’incenerimento nel 2008 riguarda circa l’11% dei rifiuti urbani prodotti, e viene bruciato nei 52 impianti operativi attualmente in Italia. Smaltire una tonnellata di rifiuti in un inceneritore costa da da 140 a 200 Euro a tonnellata.
Il decreto legge italiano N. 152 del 2006 prevede il raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 65% al 2012.
Nel 2005: 38% circa al nord; 19% circa al centro e quasi 9% al sud,per un totale del 24 ,3% generale. I dati del 2008 indicano che si è raggiunto il 30.6% di rifiuti differenziati in tutta Italia.
I dati del 2008 confermano la distribuzione della raccolta differenziata riscontrata nel Nord, Centro e Sud.
Un inceneritore brucia un centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti all’anno e l’impianto costa diverse centinaia di milioni.
Per esempio l’inceneritore di Torino che si sta costruendo a Gerbido, costerà 540 milioni di Euro circa per la lavorazione di 421.000 tonnellate di rifiuto all’anno, dando lavoro a circa una sessantina di persone.
In tutta Europa sono state avviate politiche di riciclo, ma il quadro che
emerge mostra un’Europa nettamente a due velocità: da un lato le città scandinave e del centro Europa con tassi di recupero che oscillano tra
il 35% e il 60%, dall'altro le città mediterranee, dell'est Europa e
della Gran Bretagna dove le percentuali di recupero si collocano quasi stabilmente sotto il 20%.
Il Centro Riciclo di Vedelago (Treviso) lavora 30.000 tonnellate di materiale proveniente da raccolta differenziata all'anno e impiega una sessantina di dipendenti. Il costo dell'impianto è di cinque milioni di Euro.
I nuovi sistemi di trattamento a freddo, per essere efficaci, necessitano che il cittadino effettui un’elevata e accurata differenziazione degli stessi. Il trattamento finale del residuo (ciò che non può essere differenziato) viene trattato con un sistema brevettato che è l'estrusione (sfregamento e spappolamento del residuo). Il materiale viene riutilizzato nell'edilizia e in varie forme: costruzione di panchine, dossi, segnali.
I cassonetti stradali, secondo l'esperienza attuale, non sono in grado di portare la raccolta differenziata oltre il 30%. La chiave per alzare la percentuale di raccolta differenziata è il sistema “porta a porta”, cioè la raccolta con i sacchetti di diverso colore in base al contenuto (plastica, umido, carta, metalli e vetro) effettuata casa per casa.
La discarica fornisce un guadagno immediato ai gestori. Chi porta i rifiuti in discarica paga una quota per ogni tonnellata di rifiuto, da 150 a 250 Euro, a seconda della regione. Inoltre il comune guadagna con gli indennizzi ricevuti se trasforma una cava in discarica.
La raccolta differenziata prevede investimenti immediati per l'aumento di personale utilizzato e un guadagno dalla vendita della parte differenziata solo in un secondo momento.
Per effettuare una raccolta differenziata utile occorre essersi dotati dell’impiantistica di smaltimento a freddo. Una piattaforma attrezzata con alcuni moduli di selezione costa 5 milioni di Euro circa. Se paragonato all'inceneritore, il cui prezzo di impiantistica è 100 volte superiore, la cifra non è alta. Si pensi che tutti i materiali portati nell'impianto vengono venduti a ditte che riutilizzano il materiale e l'impianto guadagna.
Si prevede che intorno al 2020 i rifiuti prodotti in Europa aumentino del 45% rispetto al 1995. Questo è dovuto sia al rapido aumento della popolazione, sia al sistema produttivo attuale. In Europa la media di rifiuti/persona è di 522 Kg all'anno. Alcuni dati (in kg): Italia 550, Francia 541, Germania 564, Paesi Bassi 630, Danimarca 810. Nei Paesi dell'Est la produzione di rifiuti di ogni persona scende fino ai 300 Kg circa della repubblica Ceca.
Per aiutare il cittadino nella raccolta differenziata si applica la tariffa puntuale che tassa solo il quantitativo dei rifiuti indifferenziati in base al peso. Vengono utilizzati vari sistemi di controllo sul peso, come il conteggio dei numero dei sacchi distribuiti e le tessere magnetiche associate ai cittadini che usano i cassonetti.
Si tratta di riunioni (previste per legge) con esperti e amministratori coinvolti in un dato progetto, durante le quali viene valutato l’impatto di un impianto, uno scavo, una grande opera sul territorio. Il cittadino può avere accesso agli atti se dimostra di avere un interesse diretto. Di solito il cittadino interessato può produrre osservazioni entro 30-60 giorni dal deposito del progetto. I comitati dei cittadini non sempre sono ammessi.
Un lavoro coordinato può spingere il livello di raccolta differenziata verso il 95%-100%. Lo asserisce Paul Connett, professore della Saint Lawrence University. Quest'anno il comune italiano più virtuoso è stato Ponte delle Alpi (Belluno) con l'81,6%. I tempi impiegati sono proporzionali alle iniziative promosse, agli impianti, al numero di abitanti. Dal 2007 al 2009 la spesa di smaltimento di Ponte delle Alpi è scesa da 475.000 a 56.136 Euro.
Gli studi idrogeologici indicano dove e quando una discarica o una cava trasformata in discarica può generare un pericolo per le falde acquifere sottostanti. Gli enti di ricerca (CNR, Politecnico) e gli organismi di controllo (ARPA, ASL) sono in grado di valutare i rischi per l’inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e di esprimere un parere qualificato sulla fattibilità o meno di tali opere.
Esistono i Piani paesaggistici, i Piani acque, i Piani energetici, i Piani territoriali, i Piani di Coordinamento, i Piani strategici che pongono le condizioni e gli elementi di valutazione rispetto ad aree delimitate o a tutto un territorio. Essi non sono strumenti normativi ma intendono porre dei principi, dei limiti, delle condizioni per la tutela del territorio.
È interessante confrontare i costi dello smaltimento dei rifiuti di una città come Milano che fa ampio ricorso all'incenerimento con quelli di città che puntano sulla differenziata: a Milano nel 2005 si sono spesi 135,42 €/abitante contro una media provinciale di 110,16 e contro gli 83,67 di Aicurzio, paese più efficiente della Lombardia nel 2005 col 70,52% di raccolta differenziata.
La normativa Europea 2008/98 CE chiede che la produzione industriale indichi alla nascita di un prodotto la previsione dello smaltimento del materiale post consumo.
Viene definito tale ciò che non può essere differenziato: è circa il 25% dei rifiuti urbani. La ricerca ha fatto grandi progressi, riuscendo a recuperare anche i poliaccopiati (ad es. i contenitori del latte a lunga conservazione e dei succhi di frutta). Anche i pannolini, che sono l'8% del rifiuto urbano, non possono essere inseriti nel compostaggio. La ricerca prevede un pretrattamento per diminuire la carica batterica.
Un sistema utile a ridurre i rifiuti è produrre meno scarti da imballo. Gli imballaggi costano e non sempre servono. Chiedere alle industrie di ridurre l'imballo è un sistema di prevenzione.
In Europa si sono evidenziate iniziative virtuose che prevedono di lasciare gli imballaggi dei prodotti nei supermercati in modo da lasciare il costo dello smaltimento agli stessi così da incoraggiarli a scegliere prodotti con poco imballaggio.
Valorizzare una cava in quanto risorsa mineraria aumentandone il prezzo in virtù dei costi ambientali connessi e non solo dei costi di estrazione permette alle amministrazioni locali di essere più restrittive nel rilascio delle concessioni di scavo e alle aziende di mantenere adeguati livelli di guadagno estraendo meno materiale con un minore impatto ambientale.
Issue cards
Incenerire i rifiuti è un modo superato di smaltire. Tecnologie più innovative sono utilizzate nella raccolta differenziata, nel recupero, nel riciclo, nel riuso, nella rigenerazione dei materiali compresi quelli eletttronici (RAEE). Altre tecnologie di smaltimento: centrifughe, pirolisi, torce al plasma, gassificazione non sono rispettose del recupero della materia. La materia del pianeta è finita e non può essere consumata all'infinito.
È difficile coinvolgere la popolazione in una efficace differenziazione dello scarto. Solo le campagne di informazione diventano efficaci e sicure per la riuscita della raccolta differenziata. Una grande attività di confronto e coordinazione tra istituzioni e cittadini è ovunque necessaria. L'applicazione della tariffa sull'indifferenziato, anziché della tassa a metro quadro, favorisce l'innalzamento della percentuale di raccolta differenziata.
Le nano e microparticelle sono persistenti, cioè si accumulano nel nostro organismo e non vengono degradate dal nostro organismo. Sono prodotte nei vari processi di combustione (anche in quello dei rifiuti) e possono penetrare nelle cellule degli organismi viventi aumentando il rischio di malattie. Vale la pena di immettere nell’ambiente elementi così pericolosi?
Con l’aumento dei fattori di rischio di tumori (come le nanoparticelle inferiori a 2,5 micron che si accumulano nelle cellule) lo Stato dovrà aumentare la spesa per la sanità pubblica. Dati epidemiologici evidenziano in Europa, negli ultimi 30 anni, un aumento dell’1% annuo delle neoplasie (alterazione cromosomica di una cellula) da 0 a 14 anni e dell’1,5 % da 14 a 19 anni, con trend in ulteriore aumento (Lancet 2004).
Conviene ai comuni di un paese turistico come l’Italia, degradare i propri paesaggi con cave, discariche e inceneritori?
Degradare troppo il paesaggio con cave e discariche e sottrarre terreno all’agricoltura, potrebbe ad un certo punto far collassare intere aree agricole e con esse le comunità che vivevano di agricoltura.
Spesso le comunità dei cittadini non si fidano più di istituzioni ed aziende, troppe volte sorprese a non effettuare i controlli dovuti per garantire salute e sicurezza ai cittadini. Con un buon sistema di controllo tanti processi sarebbero più sicuri. Gli enti preposti al controllo sono Arpa e Asl, polizia stradale, mineraria, urbana.
Nessuno vorrebbe vivere vicino ad una discarica o ad un inceneritore, eppure da qualche parte, se si vogliono utilizzare, dovranno pur essere messi.
Come riconvertire una società e un’economia fondate sull’usa-e-getta, alla pratica del riciclo e riutilizzo? Chi si oppone a questa trasformazione?
Le ecomafie intervengono nel business dello smaltimento dei rifiuti tossici e pericolosi infrangendo le leggi e danneggiando anche irrimediabilmente l’ambiente, eppure molte aziende si servono di questi metodi per risparmiare tempo e denaro. Come evitare questo?
L’ambiente è patrimonio di ognuno di noi, ma spesso si guarda solo alla pulizia della propria casa o della propria auto, gettando indiscriminatamente fuori da questi ambienti gli scarti che si producono. Come sensibilizzare queste persone a considerare l’ambiente in cui vivono come casa propria?
Gli studi presentati a corredo delle domande di escavazione per creare una cava sono commissionati a geologi, idrogeologi ed esperti professionisti. A volte questi stessi esperti sono anche chiamati a dover valutare i progetti nelle giunte degli enti preposti alle autorizzazioni.
Come sconfiggere questo classico conflitto di interessi?
Le amministrazioni locali (sindaci e giunte comunali) nei momenti economici di recessione vedono una possibile fonte di entrata nel concedere autorizzazioni alla costruzione di opere o di movimenti terra e rifiuti poiché ricevono dalle imprese un indennizzo economico.
L’azione degli amministratori deve tenere conto di principi etici come la sostenibilità? Quanto se ne deve tenere conto? Esiste un momento in cui è giusto metterla da parte?
Chi occupa posizioni pubbliche, così come chi gestisce interessi privati non dovrebbe mai perdere di vista la salvaguardia del bene comune.
La qualità dell’acqua, dell’aria, del paesaggio sono esempi di bene comune, fattori che proprio perché non sono “di nessuno” sono “di tutti”.
Una discarica degrada il paesaggio, se non ripristinata causa un impoverimento della zona, svaluta i beni immobili e i terreni nel contesto del comune che la accoglie.
I terreni intorno alla discarica diventano appetibili immediatamente per il cavatore poiché vede la possibilità di ampliare l’impianto. Acquista a prezzi più alti e i proprietari dei terreni, già deprezzati dalla vicina discarica, vengono indotti alla vendita dai buoni guadagni.
Le organizzazione criminali hanno individuato nel business incentrato sullo smaltimento dei rifiuti grandi opportunità economiche, in tutto il paese.
Affari sporchi vengono conclusi soprattutto nei settori che toccano il triangolo cemento-scavi-rifiuti in cui le organizzazioni criminali hanno trovato un efficace sistema di connivenza con faccendieri e imprese non eticamente corrette.
Quando ci sono grandi emergenze occorre trovare soluzioni veloci. Discariche e inceneritori possono soddisfare queste esigenze e permettono, accettando di pagare il relativo costo ambientale, di risolvere nell’immediato soluzioni anche complicate.
In Italia, prima di aprire una nuova cava, la legge impone di presentare un piano di ripristino del paesaggio che descriva come si intende agire una volta terminata la fase estrattiva. Ci sono cave che non si chiudono mai a causa di continui rinnovi delle autorizzazioni, e quindi non vengono mai ripristinate. A volte succede che, giustificato da un'emergenza (spesso riguardante i rifiuti), viene cambiato il piano originario di ripristino.
Investire su centri riciclaggio specifici, invece che negli inceneritori, è un ottimo business! Si tratta di investimenti redditizi: l’azienda Centro Riciclo Vedelago (Treviso) é in grado di riciclare il 94% del materiale conferito, trasformandolo in nuovo materiale; nel 2003 aveva già un fatturato di 3 milioni di euro annui e continua a crescere, riciclando plastiche, vetro, metalli e producendo sabbie sintetiche.
Ognuno di noi, in Italia, produce circa 550 Kg all’anno di rifiuti urbani.
Il primo passo da compiere è quello di ridurre la produzione di scarti. Chi lo deve compiere? Il consumatore, le aziende o le amministrazioni? Altri dati europei per abitante (Kg): Francia ne produce 541, Germania 564, Danimarca 801, Repubblica Ceca 300.
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Policies
L'incenerimento e l'accumulo in discariche è una condizione inevitabile. Per far fronte all'aumento di rifiuti che caratterizzerà i prossimi anni è bene essere preparati con impianti di incenerimento, di stoccaggio e di trattamento a freddo efficaci, sicuri e tecnologici.
E'importante definire quali aree destinare a questi scopi per il bene collettivo oppure far sì che ogni comunità di un certo numero di abitanti smaltisca attraverso impianti minori e discariche gli scarti che produce.
L'incenerimento e l'accumulo di rifiuti in discarica vanno considerati come un potente strumento su cui puntare per risolvere emergenze rifiuti a patto che non venga messa a rischio l'incolumità della popolazione, del paesaggio e dell'ambiente. Una parte dei rifiuti può essere ridotta con riciclo e riutilizzo, ma la crescita dei rifiuti sarà così rapida da rendere comunque indispensabili l'incenerimento e l'accumulo in discarica.
Anche se ci si impegna a ridurre gli imballaggi, a differenziare, a riutilizzare e riciclare rimarrà sempre una porzione di scarto da smaltire in discarica o in inceneritore. Quindi è giusto che esistano gli impianti preposti a queste funzioni, magari riducendoli progressivamente in numero, rendendoli sicuri e controllati. È fondamentale che il cittadino sia informato e si senta ascoltato dalle istituzioni.
Puntare sulla raccolta differenziata e sul riciclo è un dovere morale, oltre che l'unico orizzonte possibile per conservare il mondo integro per le generazioni future. Con la giusta concertazione tra tutte le parti in gioco si può convertire l'intero processo produttivo e auspicare il salto culturale necessario affinché ognuno giochi un ruolo attivo per costruire un mondo senza rifiuti, senza inceneritori, senza discariche.



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